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Giocare e scommettere sugli eventi sportivi è un momento di svago che porta gli utenti sempre di fronte a un bivio: puntare su quote basse o alte? La situazione è la seguente: si potrebbe puntare su una quota bassa, con una vincita contenuta ma probabile, oppure su una quota alta, capace di trasformare una piccola somma in un importo ben più consistente.
A parità di cifra puntata, la seconda opzione appare quasi sempre più allettante: dieci euro che diventano quindici incuriosiscono meno di dieci euro che diventano cinquanta, è un dato di fatto.
Tuttavia, questa è pura impressione, la quale nasce da un meccanismo psicologico che ha poco a che fare con la reale probabilità. Una vincita potenziale più alta cattura l'attenzione perché è concreta e immediata da immaginare. Il rischio necessario per ottenerla, al contrario, è meno tangibile.
Da qui nasce la domanda che ci accompagnerà per l'intero articolo: una quota 5.00 è davvero più conveniente di una quota 1.50?
Cerchiamo di capirlo insieme.
A fuorviare la percezione dello scommettitore di solito è la dimensione della vincita potenziale.
Facciamo un esempio chiaro: puntando 10 euro su una quota 1.50, la vincita totale sarebbe di 15 euro, con un guadagno netto di appena 5 euro.
Puntando la stessa cifra su una quota 5.00, la vincita salirebbe a 50 euro, con un guadagno netto di 40 euro.
Da qui la maggiore attrattiva percettiva della seconda opzione.
Questa attrattiva riguarda ovviamente solo la ricompensa, e non il rischio necessario per ottenerla. La mente di un giocatore si concentra sull'importo che si potrebbe portare a casa. Si tende quindi a tralasciare che, generalmente, più la quota è alta e minore è la probabilità che l'evento si verifichi secondo il bookmaker.
Le quote possono inoltre variare nel tempo, come avviene anche su piattaforme come William Hill, perché riflettono l'evoluzione delle valutazioni del mercato sull'evento.
Osservare solo la vincita potenziale porta a una considerazione non completa.
Esaminando le quote, spesso i giocatori si lasciano sfuggire un piccolo dettaglio. La probabilità implicita è la stima di realizzazione dell'evento secondo il bookmaker. Si calcola con una formula semplice: 1 diviso la quota, moltiplicato per 100.
Applicando questa formula a diversi valori, il quadro diventa più chiaro.
Una quota 1.50 corrisponde a una probabilità implicita del 66,7% circa. Una quota 2.00 al 50%, una quota 3.00 al 33,3% e una quota 5.00 al 20%.
Ovviamente questo numero non coincide necessariamente con la probabilità reale che l'evento accada. Il bookmaker applica infatti un margine commerciale sulle quote proposte, facendo sì che la somma delle probabilità implicite associate ai diversi esiti di un mercato superi il 100%.
Per questo la probabilità implicita di una singola quota non deve essere confusa automaticamente con la probabilità reale dell'evento.
Una quota alta non equivale automaticamente a una scommessa migliore, così come una quota bassa non è di per sé meno conveniente di quella alta. La scelta migliore dipende dal rapporto tra valore proposto e probabilità reale dell'evento.
Quando la vincita potenziale raggiunge cifre alte, il modo in cui viene valutata la scommessa tende a cambiare.
Frasi come "con 5 euro posso vincerne 100" colpiscono l'immaginazione molto più di "con 5 euro posso vincerne 7,50", anche se non dicono nulla sulla reale convenienza della giocata.
Potremmo definire questo fenomeno come una sorta di effetto jackpot: la grandezza della cifra finale diventa il criterio principale di valutazione, mettendo in ombra la probabilità che venga effettivamente raggiunta.
Un meccanismo che si amplifica nelle scommesse multiple, dove la quota complessiva nasce dalla combinazione di più eventi. Aggiungere selezioni a una schedina significa introdurre ulteriori condizioni che devono verificarsi affinché la multipla risulti vincente.
Questo fa crescere rapidamente la quota finale, rendendola più attraente, ma la probabilità che l'intera combinazione vada a buon fine tende a diminuire.
Piattaforme come 888Sport permettono di comporre facilmente questo tipo di giocate, ma la struttura della multipla resta soggetta alla stessa logica.
Alcuni meccanismi mentali spiegano perché le quote alte esercitino un'attrattiva così forte.
Sono meccanismi psicologici abbastanza comuni, ma che hanno un peso gigantesco nel modo in cui si percepiscono le quote.
Il legame tra probabilità implicita e vincita potenziale si osserva bene con un confronto numerico. La tabella seguente mostra, per alcune quote comuni, la probabilità implicita e la vincita lorda ottenibile con una puntata di 10 euro.
Quota |
Probabilità implicita |
Vincita lorda (puntata di 10 euro) |
1.50 |
66,7% |
15€ |
2.00 |
50% |
20€ |
3.00 |
33,3% |
30€ |
5.00 |
20% |
50€ |
10.00 |
10% |
100€ |
I dati sono chiari: all'aumentare della vincita potenziale corrisponde una diminuzione della probabilità implicita. Sono dati che mostrano però soltanto il rapporto matematico tra quota e probabilità implicita.
Questo rapporto è alla base di ogni quota proposta dai bookmaker, incluse piattaforme come Snai, che strutturano la propria offerta seguendo questa logica. Non esiste una quota oggettivamente migliore di un'altra.
Torniamo quindi alla domanda che ci siamo posti all’inizio di questo approfondimento.
Non si può stabilire quale quota sia più conveniente osservando solo il suo valore numerico.
La convenienza di una scommessa dipende dal confronto tra la probabilità implicita e la probabilità realisticamente attribuibile all'evento.
Questo confronto è alla base del concetto di value betting, cioè della ricerca di quote che offrano un valore potenziale superiore a quello suggerito dalla probabilità implicita. In termini semplici, una scommessa ha valore quando la probabilità reale stimata per un evento supera quella implicita indicata dalla quota.
Se una quota 1.50 implica una probabilità del 66,7%, ma l'evento viene realisticamente valutato al 75%, quella quota bassa può rappresentare valore. Allo stesso modo, se una quota 5.00 implica una probabilità del 20%, ma l'evento ha realisticamente il 25% di possibilità di verificarsi, anche quella quota alta può risultare di valore.
Una quota elevata non rappresenta automaticamente un'opportunità, così come una quota bassa non è subito più sicura. Il valore di una scommessa sta nel confronto tra prezzo e probabilità reale, non nell'altezza della quota.
Ricapitolando, la maggiore vincita potenziale associata a una quota alta la rende, psicologicamente, più attraente di una quota bassa. La cifra finale colpisce l'immaginazione più della probabilità sottostante.
Il concetto di probabilità implicita offre la possibilità di leggere ogni quota in modo più cosciente, mentre i bias cognitivi che abbiamo visto spiegano perché la mente privilegi i numeri più grandi.
Alla domanda "una quota 5.00 è davvero più conveniente di una quota 1.50?", la risposta è non necessariamente. La convenienza di una quota non dipende dalla sua altezza, ma dal rapporto tra il prezzo proposto e la probabilità effettiva.
Una quota può sembrare conveniente a prima vista, ma raccontare tutt’altra storia quando la si guarda attraverso la probabilità.
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